mercoledì 28 dicembre 2011

Aspettando il Pallio di San Lorenzo. Arte, storia e restauro

Al Museo di Sant'Agostino, dal 16 dicembre 2011 al 19 febbraio 2012.
Il Pallio bizantino di San Lorenzo, donato alla città di Genova da Michele VIII Paleologo, conoscerà il proprio 750° anniversario il giorno di Natale del 2011, e per questa occasione il Museo di Sant’Agostino allestisce una mostra che, attraverso immagini e pannelli didattici, ne ripercorre la storia.
L’inaugurazione si è tenuta giovedì 15 dicembre alle ore 18,00 alla presenza di Adelmo Taddei, curatore del Museo di Sant’Agostino, Loredana Pessa, responsabile delle collezioni tessili dei Musei di Strada Nuova, e Marco Ciatti, direttore del Settore Tessili dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, dove il capolavoro si trova attualmente per il restauro.
In mostra anche pannelli esplicativi sulle delicate e imprescindibili operazioni di risanamento e riparazione dopo le quali – fra due anni – il Pallio tornerà a Sant’Agostino e verrà inserito nel percorso museale rendendone di nuovo possibile la fruizione.
  
La Storia
Nel 1261 l’imperatore Michele VIII Paleologo riconquistava Bisanzio grazie al supporto dei Genovesi, che riuscivano così a spodestare l’Impero Latino d’Oriente, prodotto della IV Crociata condotta nel 1204 dai Veneziani. In segno di riconoscenza l’Imperatore, oltre a grandi privilegi commerciali, donava alla città ligure un pallio in sciàmito di seta destinato ad ornare l’altar maggiore della cattedrale di San Lorenzo.

L'OggettoQuesto prezioso tessuto, di ineguagliabile qualità (sciàmito significa “a sei spolette”, “a sei fili”, a indicare la qualità della lavorazione e la robustezza del risultato), decorato con fili colorati e d’oro e d’argento, rimase in Duomo fino al 1663, poi trasmigrò presso i Padri del Comune e, da lì, alla fine dell’Ottocento, in Palazzo Bianco. E’ stato poi trasferito nel Museo di Sant’Agostino, dove ritornerà a conclusione dei lavori.
Il Pallio narra episodi e martirio della vita dei santi Lorenzo, Ippolito e Sisto.
La descrizione si svolge su due registri e presenta, al centro del registro superiore, San Lorenzo che introduce l’imperatore bizantino, con l’arcangelo Michele, suo protettore, nella chiesa genovese. Il Paleologo viene posto in stridente contrasto col perfido Decio, imperatore romano persecutore di cristiani e protagonista delle storie rappresentate, assieme ai tre Santi martiri.
Il pallio genovese costituisce un capolavoro unico nella storia dell’arte, un tessuto prezioso, frutto del lavoro del miglior atelier tessile del bacino mediterraneo di allora, quello del palazzo imperiale di Bisanzio, nel quale la tradizione e l’iconografia greca si fondono con l’apporto di maestranze occidentali, rilevabile – ad esempio – nell’utilizzo della lingua latina e nelle lettere in caratteri gotici.
Le maestose dimensioni (ca. cm. 377 x 132, che corrisponderebbero, con una discrepanza di un solo centimetro, a 15 palmi genovesi per 5) sono pressoché ineguagliate fra i tessuti consimili conservati e lo rendono degno della massima attenzione fra gli esperti di tutto il mondo.
Il Pallio è un capolavoro unico al mondo anche per la straordinaria quantità di informazioni che fornisce sulla storia di Genova, sulla storia dell’Impero Bizantino, sui rapporti fra questi due attori fondamentali nella storia del Mediterraneo, sulla religiosità occidentale e orientale in un momento a metà strada fra scisma e tentata riunificazione delle due chiese, sulle tecniche e sui rapporti fra laboratori.
  
Il Restauro
Il restauro è affidato all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze.
Al momento sono in corso le analisi che consentono di studiare approfonditamente il manufatto, conoscerne nel dettaglio intima struttura e problemi. In questo contesto vengono utilizzati i più recenti software informatici, i microscopi elettronici, ogni tecnica fotografica e radiografica reputata utile a fornire elementi che portino alla elaborazione del miglior progetto possibile.
I settecentocinquant’anni di età, infatti, fanno sì che il ‘nostro’ pallio presenti problemi acutissimi di depolimerizzazione del filo di seta che lo compone, oltre a strappi, deformazioni del tessuto e ossidazioni dei fili metallici.
   
L'Allestimento
Contestualmente, per questo documento/monumento verrà studiato un allestimento che, adottate tutte le cautele conservative che l’Opificio vorrà prevedere, ne colga e ne spieghi in modi museograficamente innovativi ogni aspetto: artistico, storico, materico ricorrendo, quindi, ad un esauriente apparato didattico-esplicativo.
In una ipotesi più ampia, la visione del pallio potrebbe concludere un percorso che ben illustri quel “Commonwealth” genovese che caratterizzò l’espansione e il predominio di questa città nel bacino mediterraneo e oltre (Mar Nero, Europa del nord) e che tutt’oggi presenta tracce architettoniche e documentali fondamentali per la comprensione di quel ‘Medioevo di platino’ che, dal secolo XI in poi, vide Genova disputare il predominio politico e, soprattutto, commerciale con pochi altri competitori all’altezza del confronto.
  
Per maggiori informazioni visitate il sito http://www.museidigenova.it/

giovedì 8 dicembre 2011

Il Museo incantato! Tutto cominciò con il drago VerdeRame...

Presso il Museo Diocesano di Genova, Sabato 10 e Sabato 17 dicembre 2011, dalle ore 15,00 alle ore 17,30.
Un Museo può riuscire a incantare i bambini di oggi, abituati a giochi tridimensionali e attività sempre più elaborate? È questa la scommessa che gli animatori del Museo Diocesano intendono lanciare nei due sabati prima di Natale, al pomeriggio, con un’attività dal titolo “Il Museo incantato: tutto cominciò con il drago VerdeRame…”.

Il drago alato, nel Museo, esiste sul serio: si tratta della bellissima decorazione che orna un codice miniato “natalizio” attualmente esposto al primo piano, che offrirà il pretesto per una coinvolgente storia ambientata nel Medioevo come filo conduttore delle due giornate.

Sabato 10 dicembre i ragazzi si cimenteranno così con l’organizzazione di una “festa medievale”:  traendo spunto dagli affreschi del Museo che rappresentano i festeggiamenti del Re di Maggio, con tanto di musici, suonatori e fanciulle che danzano in cerchio, i giovani partecipanti diverranno per un giorno giullari, cavalieri e dame.

Sabato 17 dicembre, invece, argomento dell’incontro sarà il viaggio, trasformando i ragazzi in tanti pellegrini o esploratori dei tempi passati, a partire dalle grandi carte geografiche e terre lontane raffigurate nel Chiostro superiore fino ai più segreti anditi del Museo…

L’attività, tenuta da animatori di esperienza, è rivolta a bambini fra i 6 e gli 11 anni e prevede anche l’offerta della merenda. L’accoglienza inizierà alle ore 15 con previsione di inizio entro le 15.15, mentre la fine avverrà indicativamente alle ore 17.30. L’attività è preferibilmente fruibile senza gli accompagnatori adulti, che però, volendo rimanere nel complesso museale, possono cogliere l’occasione per visitarlo gratuitamente.
Su prenotazione fino a esaurimento posti. Costo € 8 a partecipante. N. telefonico 0102541250 – e-mail info@museodiocesanogenova.it.
A cura di Arti&Mestieri e Ianua temporis.

Natale d'arte nel Chiostro. Presepe di cartapesta e allestimento natalizio

Presso il Museo Diocesano di Genova, dall'8 dicembre 2011 (ore 15)  al  14 gennaio 2012.
In occasione del Natale, il Museo Diocesano propone un percorso tematico con opere provenienti dalla collezione museale, alcune delle quali raramente esposte. L’Attesa e la Nascita del Bambino saranno rievocate attraverso tecniche artistiche, scelte narrative e epoche diverse, mettendo in evidenza il riferimento costante alle Sacre Scritture. Nell’anello superiore del chiostro, sullo sfondo degli affreschi settecenteschi, sarà ambientato il Presepe in cartapesta di Marco Laganà: i volti sognanti e i gesti poetici dei numerosi personaggi accompagneranno il visitatore nell’attesa, antica e nuova, della nascita di Gesù.
L'allestimento natalizio sarà visitabile a partire da giovedì 8 dicembre alle ore 15 (apertura straordinaria pomeridiana del Museo Diocesano e del Museo del Tesoro), con normale biglietto a € 6. Per i possessori di Card museali l'accesso è gratuito.

Corso di Burraco con insegnante FIBUR

Una grande opportunità per tutti coloro che volessero imparare a giocare a Burraco.
Il corso, organizzato dal CIV Balbi-Principe, si terrà presso l'Hotel Vittoria, in Via Balbi 33, a pochi passi dalla stazione ferroviaria di Genova Principe (per chi è pratico della zona, sulla piazzetta adiacente alla Farmacia Pescetto).
Si articolerà in cinque lezioni, che saranno tenute da un insegnante FIBUR (Federazione Italiana Burraco).
Le iscrizioni sono aperte dall'1 dicembre 2011 al 31 gennaio 2012, ed il corso avrà inizio nel mese di febbraio 2011.
Ogni lezione avrà la durata di circa due ore.
Il costo totale del corso sarà di 50,00 Euro a persona.
Per maggiori informazioni e  iscrizione alle lezioni si potranno contattare:
Giovanna Deriu, presidente del CIV Balbi-Principe 338.9099779
e-mail  balbiprincipe@libero.it
Paolo Gerolla, dell'Hotel Vittoria  010.261923

domenica 4 dicembre 2011

Mercatino di San Nicola 2011

Da sabato 3 a venerdì 23 dicembre 2011, ritorna in piazza Piccapietra.
Impagliatori, ceramisti, vetrai e molti altri artigiani espongono i loro prodotti, frutto della loro antica arte. Giocattoli di legno, oggetti in vetro soffiato, ricami, spezie e molte altre curiosità che possono rappresentare un'idea per un regalo originale. Gli artigiani, come ormai consuetudine, indossano i costumi tradizionali della propria arte, per ricordare ai visitatori mestieri che oggi sono quasi dimenticati. Oltre ad ammirare gli stand ed effettuare gli acquisti, è possibile prendere parte ai numerosi appuntamenti ludici e didattici che verranno proposti secondo un programma stabilito. Oltre al tradizionale corteo di inaugurazione che si terrà domenica 4 dicembre, sono previsti diversi spettacoli musicali e laboratori artigianali. Uno spazio verrà dedicato alla gastronomia regionale,  con la sagra del tortello di Montepegli e quella del minestrone di Sant'Olcese.
Per i più piccoli, oltre all'area che ospita gli animali della fattoria, sabato 17 dicembre ci sarà una giornata interamente dedicata al gioco e allo svago, con la partecipazione della Gaslini Band, ed un artista che con il cioccolato dipingerà su grandi focacce. Tra le finalità del Mercatino di San Nicola, una è particolarmente meritoria: l'Associazione Volontari del Mercatino di San Nicola Onlus, come ogni anno, devolverà il ricavato della manifestazione al finanziamento di diversi progetti di solidarietà e beneficienza.
Il mercatino di San Nicola è aperto al pubblico dalle 10.00 alle 19.30, tutti i giorni tranne domenica 18 dicembre, in cui resta eccezionalmente aperto anche di sera per lo spettacolo di Zella Funky Nostos.

Per maggiori informazioni visitate il sito http://mercatinodisannicola.com/site/

sabato 3 dicembre 2011

Natalidea 2011 alla Fiera di Genova

Alla Fiera di Genova, dal 7 al 18 dicembre 2011.
Il villaggio di Babbo Natale, ufficialmente riconosciuto dalle autorità finlandesi, sarà in Fiera a Genova per la ventitreesima edizione di Natalidea, in programma dal 7 al 18 dicembre. La manifestazione, dedicata alle idee e alle proposte per il regalo di Natale si trasformerà quest’anno nel Santa Claus Village di Rovaniemi. Questa iniziativa, che cambia radicalmente l’impostazione della manifestazione, nasce da una proposta della Fiera di Genova e ha subito trovato una positiva ed entusiastica accoglienza da parte del Consolato di Finlandia a Genova che ha reso possibile la concretizzazione del progetto  attivando le collaborazioni con l’Ambasciata a Roma e Visit Finland.
A Natalidea si può trovare il regalo più adatto con più di cento espositori, provenienti da tutta Italia, e spaziare dallo shopping (abbigliamento, articoli sportivi, bijoux, artigianato, addobbi e idee regalo) ai prodotti per la casa (piccoli complementi d’arredo, biancheria, elettrodomestici e accessori), dalla gastronomia da banco (dolci, prodotti tipici, vini) ai punti ristoro con i piatti delle cucine regionali e sfiziosi spuntini veloci.

Per maggiori informazioni visitate il sito http://www.fiera.ge.it/manifestazioni/natalidea.aspx

Un Presepe del Settecento a Palazzo Rosso

Alla galleria di Palazzo Rosso, dall'8 dicembre 2011 al 5 febbraio 2012.

Approfondimento a cura di Simonetta Maione e Giulio Sommariva.Dalla prima metà del Seicento fino ai primi decenni del XIX secolo, Genova si affermò, accanto a Napoli, come uno dei centri italiani più attivi nella produzione di figure da presepe.
Una tradizione tanto radicata quanto priva di fondamento scientifico attribuisce ad Anton Maria Maragliano (Genova 1664-1739) – il più celebre esponente della scultura lignea tardo barocca in Liguria – la maggior parte delle figure presepiali oggi conservate.
Anche se non è documentato un impegno diretto del Maragliano in questa attività, è peraltro credibile che nell´ambito della sua bottega, la più attiva e prestigiosa in città, si fosse sviluppata una produzione di figure da presepe ad opera degli allievi.
Alla lezione maraglianesca fu sensibile, in particolare, Pasquale Navone (Genova 1746-1791), il più prolifico scultore impegnato in questo tipo di attività artistica. Dalla bottega di questo raffinato intagliatore uscirono splendide figure dai volti fortemente espressivi, accuratamente indagati nelle fisionomie, caratterizzate da zigomi alti, da uno sguardo profondo e sottilmente malinconico e da capigliature a ciocche capricciosamente cesellate a colpi di sgorbia.
Un importante nucleo di figure del Navone, eccezionali per qualità e stato di conservazione, appartiene alle collezioni del museo Giannettino Luxoro ed è stato utilizzato per l´allestimento proposto quest´anno. La scenografia si ispira alla documentazione archivistica relativa ai presepi allestiti per conto dei Brignole-Sale a Palazzo Rosso, negli anni Trenta del Settecento e utilizza, come allora, “... casette di cartone, corbe di erba, fasci di rami, ghiara, carta colorita...”.Si è voluto, con questo espediente scenico, rendere evidente la corrispondenza fra le vesti indossate dalle figurine e quelle in uso fra nobili e popolani nel XVIII secolo. I visitatori potevano dunque “specchiarsi” nella scena allestita di fronte alla grotta della Natività, identificandosi con i pastori accorsi alla notizia del sacro evento.
Un´identificazione che non vedeva esclusi: accanto a nobili e popolani ecco orientali rasati col codino all´occipite, mori ricciuti, gruppi di zingari, mendicanti lividi, in abiti sdruciti. Figure tutte presenti nella Genova del Settecento come testimoniano le fonti storiche e iconografiche del tempo.

Per maggiori informazioni visitate il sito http://www.museidigenova.it/spip.php?rubrique4

Sono solo pixel. Mostra fotografica di Gianfranco Carrozzini

All'Auditorium dei Musei di Strada Nuova presso la Galleria di Palazzo Rosso, dal 18 novembre al 19 dicembre 2011.
Nature morte – I cinque sensi – Il mio San Sebastiano – Variazioni su Jan Verneer – Segni volati via
Immagini di Gianfranco Carrozzini.
Da lontano, sembrano dipinti. Più ti avvicini, più si individuano i pixel, e la texture denuncia la matrice tecnologica dell´immagine.
Le immagini di Gianfranco Carrozzini nascono infatti dall´uso di un “banale” scanner senza particolari peculiarità tecniche, presente in quasi ogni casa e certamente in ogni ufficio.
Lo scanner, tutti lo sanno, è un dispositivo atto alla digitalizzazione di immagini bidimensionali analogiche. Ma Carrozzini sul piano dello scanner non pone fogli, scritti o disegnati: pone se stesso, il suo volto e le sue mani, agisce direttamente o manipolando oggetti.
L´esito finale è la traduzione in pixel di un´azione.
Così sono costruite le serie delle “Nature morte”, dei “Cinque sensi” e dei “Segni volati via”: azioni fisiche compiute direttamente sullo scanner, a volte rielaborate digitalmente, a volte presentate senza alcun ritocco, accettando l´inevitabile casualità che il mezzo comporta.
Volutamente più tradizionale, almeno all´apparenza, l´incontro con le opere d´arte.
Carrozzini affronta due capolavori del Seicento europeo, tra loro agli antipodi: la “Ragazza col cappello rosso” di Jan Vermeer e il “San Sebastiano” di Guido Reni, la grande tela del pittore emiliano esposta proprio nei Musei di Strada Nuova, a Palazzo Rosso.
In entrambi i casi Carrozzini rivela una grande sapienza nell´uso “tradizionale” della tecnica pittorica, e propone una fedele rilettura dei due dipinti, cimentandosi all´apparenza in una accademica “copia d´autore”. Ma interviene poi sulle due immagini: scomponendo, ricomponendo e deformando Vermeer, quasi ludicamente; riconducendo invece il San Sebastiano in una dimensione di profondo, e umanissimo, quasi fisico, dolore. Sempre usando lo strumento digitale, a volte in maniera evidente, a volte in maniera sottilmente defilata.

Per maggiori informazioni visitate il sito http://www.museidigenova.it/spip.php?rubrique4

Un dono per Genova: Opere di Santo Varni

Alla Galleria di Palazzo Rosso, dal 10 novembre 2011 al 29 gennaio 2012.
Nel 2010 il Comune di Genova ha acquisito un cospicuo ed eccezionale fondo di più di 750 disegni e 11 sculture dell´artista genovese Santo Varni, fondo donato alla città da Marco Fabio Apolloni.
Considerata la massima importanza di tale acquisizione, viene presentata alla città una selezione di questo notevole patrimonio - precisamente 74 fogli e 11 sculture – in una mostra.
Gli oggetti esposti intendono documentare la poliedrica attività e la varietà di interessi del Varni (1807-1885), artista, studioso e collezionista di fama nazionale della Genova del XIX secolo.
La mostra, in particolare, illustrerà al pubblico da un lato i modi del fare artistico del grande scultore e le diverse fasi della ´progettazione´ delle sue opere, esponendo schizzi e modellini realizzati in diverse tecniche e con diversi materiali, dall´altro racconterà con foto storiche e antiche stampe alcuni aspetti della passione collezionistica dello stesso Varni.
Lo scultore, infatti, traeva spesso ispirazione da modelli antichi e nelle sue private raccolte possedeva opere d´arte, sculture e gessi, oltre a più di quattromila disegni di scuola genovese e maestri italiani antichi e contemporanei. L´importanza dei disegni, delle incisioni e dei bozzetti dell´artista, che saranno per la prima volta visibili al pubblico, deriva inoltre dalla loro stretta relazione con opere già conservate in musei cittadini, come la Galleria d´Arte Moderna e il Gabinetto Disegni e Stampe di Palazzo Rosso.

Per maggiori informazioni visitate il sito http://www.museidigenova.it/spip.php?rubrique4

Il giardino della salute. Piante del Mediterraneo nelle antiche farmacie liguri

A Palazzo Tursi dal 25 ottobre 2011 all'8 gennaio 2012
La mostra, che si riallaccia anche ai temi della Biennale del Mediterraneo, è strettamente collegata al progetto europeo “Pyrgi” - di cui è partner il Dipartimento di Medicina Sperimentale e il Dipartimento di Chimica e Tecnologie Farmaceutiche ed Alimentari dell´ Università degli Studi di Genova - e propone una lettura in chiave scientifica dello straordinario patrimonio di vasi, strumenti e arredi farmaceutici provenienti dalle antiche farmacie liguri, conservato presso i Musei Civici genovesi e presso altri istituti museali della regione.

Questi oggetti vengono presentati non solo per il loro intrinseco valore artistico, ma come testimonianze di una cultura botanica e farmaceutica ancora ampiamente diffusa all´epoca dell´unità d´Italia che oggi – come propone il progetto “Pyrgi” – va riscoperta e valorizzata.




Nell´ambito del percorso della mostra vengono sviluppate le seguenti tematiche:
- Le piante nella farmacopea ligure dal XVI al XIX secolo
- Le antiche ricette e la virtù delle piante per la moderna ricerca scientifica
- I titoli delle ricette e la rappresentazione delle piante medicinali sui vasi farmaceutici e sui dipinti dei Musei genovesi
- La valorizzazione dell´altissima qualità artistica e tecnica dei vasi e degli strumenti della farmacia ligure attraverso l´esposizione di opere provenienti dai Musei Civici genovesi e da altre istituzioni museali liguri.

Faranno parte del percorso:
- Vasi in maiolica, vetri, strumenti farmaceutici
- Dipinti, incisioni, libri a stampa e manoscritti
- Postazione informatica. Questa postazione sarà dotata, di una base di dati multimediale che consentirà al pubblico, un viaggio ipertestuale dai vasi, alle ricette che essi contenevano, alle piante che costituivano queste ricette. Tale base di dati è messa a punto dal Dipartimento di Informatica Sistemistica e Telematica dell´Università di Genova sempre nell´ambito del progetto Pyrgi.

Per maggiori informazioni: http://www.museidigenova.it/spip.php?rubrique3

venerdì 2 dicembre 2011

Luiso Sturla. Alfabeti del paesaggio

Il Teatro del Falcone, spazio espositivo del Museo di Palazzo Reale di Genova ospita, dal 27 novembre 2011 all’8 gennaio 2012, una grande mostra antologica dedicata all’illustre pittore ligure Luiso Sturla  con oltre 100 opere che coprono l’intero arco della sua carriera, dal 1949 al 2011, con dipinti su tela e su carta, ceramiche e disegni, a celebrazione del traguardo dei suoi sessant’anni di attività. 
Le opere esposte, provenienti in gran parte da collezioni private e dall’archivio personale dell’Autore con parecchi significativi “inediti”, spiegheranno l’ampio percorso creativo di un artista che tuttora rappresenta un importante punto di riferimento nel variegato panorama internazionale della pittura informale.
Luiso Sturla ha animato e caratterizzato innovative esperienze artistiche quali il MAC (movimento di arte concreta) negli anni cinquanta, più tardi confluito nel gruppo Espace fondato a Parigi da Andrè Bloc. Ha soggiornato lungamente in Spagna e soprattutto a New York, confrontandosi con gli artisti più fecondi della produzione informale e con le suggestioni pop, maturando successivamente un suo personalissimo stile creativo conosciuto ed apprezzato in Italia e all’estero.
L’artista è tuttora attivissimo, dividendosi tra il suo storico studio di Milano  e quello della natia Chiavari.
Espone regolarmente in molte città italiane ed in Svizzera e le sue opere sono spesso selezionate per importanti rassegne tematiche e biennali d’arte.

La mostra, presentata dal prof. Claudio Cerritelli, si configura ad un tempo come l’occasione imperdibile di una riflessione sull’opera e la traccia culturale di questo importante pittore e come un doveroso tributo ad un artista che  continua con instancabile entusiasmo a dare lustro alla terra ligure e non solo con la sua straordinaria capacità di suscitare sempre nuove emozioni.
Per tali motivi costituisce altresì, in un periodo tra l’altro assai propizio al turismo culturale anche per la contemporanea presenza a Genova della grande esposizione “Van  Gogh e il viaggio di Gauguin” (ospitata a Palazzo Ducale dal 12 novembre 2011 al 15 aprile 2012), un rilevante fattore attrattivo per i numerosi appassionati italiani e stranieri di pittura contemporanea, cui è offerta la possibilità di apprezzare in un luogo di suggestione unica l’intera esperienza artistica del Maestro, nella sua articolazione più completa e meditata.
“L’artista, nella sua prolungata maturità, - ha osservato acutamente Claudio Nembrini già dieci anni fa – anziché spegnersi, ripetersi, ammiccare, rischia, e nell’ebbrezza del rischio trova l’essenza delle cose, la loro nudità, la loro vertigine interrogando e interrogandosi oltre quel muro, o quel sudario, dove aveva raccolto i pezzi del suo alfabeto celeste per spiccare di nuovo il volo”.
La verità di questa osservazione vale anche oggi, nel momento in cui “alfabeti del paesaggio” scelti per questo significativo percorso di opere indicano che Sturla è sempre in viaggio verso la natura, i suoi dialoghi parlano di invenzioni ancora possibili, di orizzonti inesplorati che attendono di essere rivelati nel divenire senza limiti delle opere future.
       
Informazioni
Orario:
martedì e mercoledì dalle ore  9.00 alle 13.30;
da giovedì a domenica, dalle ore 9.00 alle 19.00;
lunedì chiuso
Ingresso: gratuito

Per maggiori informazioni:
tel. 010.2710236/286;
fax 010 2710272; 
palazzorealegenova@beniculturali.it

Sortilegi di cera alla Galleria Nazionale di Palazzo Spinola

Presso la Galleria Nazionale di Palazzo Spinola, dal 6 dicembre 2011 al 4 marzo 2012.
La Galleria Nazionale di Palazzo Spinola inaugura martedì 6 dicembre alle ore 17.00 la manifestazione Sortilegi di cera con la presentazione nelle proprie sale storiche di alcuni allestimenti in cera appositamente realizzati da Paola Nizzoli Desiderato, artista genovese che con le sue realizzazioni ha ridato vita all’antica arte della ceroplastica recuperando ricette nella cui definizione si impegnarono anche maestri come Verrocchio e Cellini.
Con l’intervento di Maurizio Galletti, Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Liguria, di Franco Boggero, Soprintendente f.f. per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Liguria, e di Farida Simonetti, Direttore della Galleria Nazionale di Palazzo Spinola, si illustrerà la mostra e prenderà avvio il ciclo di conferenze La cera tra Arte e Scienza, con il primo intervento a cura di Giulio Sommariva, Conservatore del Museo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, dal titolo “Sortilegi” di cera nel microcosmo presepiale. Nella stessa occasione Paola Nizzoli Desiderato illustrerà la tecnica della ceroplastica attraverso la riscoperta di tecniche antiche. All’incontro seguiranno altri due appuntamenti:

Ciclo di conferenze
La cera tra Arte e Scienza:
Martedì 6 dicembre 2011, ore 17.00Giulio Sommariva
Conservatore Museo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti, Genova
“Sortilegi” di cera nel microcosmo presepiale

Paola Nizzoli Desiderato
Una tecnica per l’inganno: la ceroplastica


Martedì 24 gennaio 2012, ore 17.00
Daniele Sanguineti
Conservatore Museo di Palazzo Reale, Genova
La ceroplastica a Genova in età barocca: funzioni e fortuna

Angela Acordon
Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Liguria, Genova
Francesca Olcese
Restauratrice di Beni Culturali, Genova
Il restauro di due quadri Spinola in cera: il “Riposo durante la fuga in Egitto” e un “San Gerolamo penitente”


Giovedì 23 febbraio 2012, ore 17.00Chiara Nepi
Responsabile Sezione di Botanica del Museo di Storia Naturale di Firenze
La natura imitata. Ovvero, quando l’arte aiuta la scienza

Chiara Gabbriellini e Francesca Rossi
Restauratrici di Beni Culturali, Firenze
La ceroplastica e la sua conservazione

I temi affrontati nelle conferenze saranno pubblicati nel volume La cera tra arte e scienza,  settimo numero della collana “Palazzo Spinola Museo Aperto”, edito dalla casa editrice Sagep di Genova, che sarà presentato nel prossimo febbraio 2012.
    
La ceroplastica e Genova
Gli allestimenti di frutti e agrumi in cera di Paola Nizzoli Desiderato sono occasione per ripercorrere la storia della ceroplastica, la tecnica di modellare la cera che ebbe particolare successo a partire dalla fine del Seicento, soprattutto per l’utilizzo in ambito scientifico sia per lo studio della botanica che dell’anatomia.
In campo anatomico uno dei principali artefici fu Gaetano Giulio Zumbo (Siracusa 1656-Parigi 1701). Trascorsi alcuni anni fra Napoli, Firenze e Bologna, nel 1695 egli giunse a Genova e qui, tra il 1698 e il 1699, grazie alla collaborazione con il medico francese Guillaume Desnoues (primario di Chirurgia all’Ospedale di Genova e professore di Anatomia), eseguì alcuni modelli in cera, tra i quali il modello di testa umana, inviato a Firenze in dono a Cosimo III e oggi conservato nel Museo della Specola, oltre ad altre parti anatomiche, come una figura a grandezza naturale di donna gravida, fedelmente riprodotte grazie allo studio sui cadaveri.
Accanto alla produzione a scopo scientifico, Zumbo affiancò quella di piccoli quadri con raffigurazioni in cera di cui sono note una Natività e una Deposizione, soggetti devozionali di sorprendente verosimiglianza nelle virtuosistiche dimensioni destinati al culto nelle stanze private, anche delle dimore genovesi. A questo genere appartengono il Riposo durante la fuga in Egitto e il San Gerolamo penitente, risalenti al XVII secolo, che appartenevano al patrimonio degli Spinola donato nel 1958 al Sovrano Militare Ordine di Malta, manufatti presentati per la prima volta in questa occasione dopo il restauro eseguito da Francesca Olcese e sostenuto da Filippo Gaslini Alberti, Agente Generale Fondiaria SAI Genova.

La ceroplastica e la “Pomologia artificiale”
Le opere di Paola Nizzoli Desiderato nascono dall’interesse per la ceroplastica unito a quello per la “Pomologia”, scienza che classifica centinaia di varietà di frutti, distinguendo i tempi di maturazione, le dimensioni, il colore della buccia e della polpa, le patologie. Da questa disciplina durante il XVIII secolo, in sintonia con il clima culturale positivista del periodo, si sviluppò la “Pomologia Artificiale”, arte di ideare e costruire modelli tridimensionali in cera, di cui è straordinario esempio la collezione di epoca lorenese che comprende, ancora esposte nelle vetrine settecentesche presso l’Istituto di Botanica dell’Università di Firenze, circa 200 piante a grandezza naturale realizzate dall’Officina di ceroplastica costituita nel 1771. Sviluppano questo filone di ricerca la pubblicazione tra il 1817 e il 1839 del catalogo della Pomona Italiana redatto dal ligure Giorgio Gallesio e le oltre 1200 tipologie di frutti realizzati in gesso intorno alla metà dell’Ottocento dal torinese Francesco Garnier Valletti, affermato ceroplasta sia alla corte viennese che a quella dello Zar, raccolta già oggetto di una mostra nelle cucine storiche del palazzo degli Spinola nel 1997.
L’identificazione e la classificazione delle varietà erano rivolte, oltre che a scopi conoscitivi e all’insegnamento delle scienze naturali, all’incremento della produzione ortofrutticola, ma soddisfacevano anche un gusto estetico attratto dal ricorso agli elementi naturali per finalità decorative: composizioni di fiori e di frutti artificiali furono così protagoniste del decoro della tavola e negli arredi di dimore e corti europee.
La Galleria Nazionale di Palazzo Spinola, antica residenza gentilizia, si propone con questa mostra di far rivivere questa tradizione.
       
La ceroplastica e le opere di Paola Nizzoli Desiderato
Paola  Nizzoli Desiderato da tempo studia questa antica tecnica caduta in disuso con lo scopo di dare continuità ad arti del passato utilizzando procedimenti e materiali diversi, con attrezzature talvolta originali o riprodotte fedelmente grazie alla specifica documentazione tratta da libri antichi e pubblicazioni che è riuscita ad acquisire. Questo interesse, unito a quello per la natura, l’hanno indotta a specializzarsi nello studio e nella ricerca della riproduzione di fiori e frutti artificiali nella storia, per poi riprodurli con cere, carte, stoffe, metalli. In particolare, dal 2007, affascinata da quanto visto nei musei di Firenze e Torino e presso le Università di Bologna e Milano, ha iniziato la ricerca storica e bibliografica sulla “ceroplastica”, l’antica arte di modellare la cera strettamente legata al desiderio e alla necessità di imitare e riprodurre la natura. Dopo una lunga e laboriosa sperimentazione è riuscita a realizzare (giugno 2011) circa 300 modelli di frutti e verdure.
Dal 2010 sta lavorando e realizzando due nuovi progetti. Il primo è dare tridimensionalità alle tavole di pittura botanica, uno strumento didattico e scientifico in uso fino al ‘700, e riportare in vita, rinnovare e aggiornare la “Pomologia artificiale” ricreando sempre nuovi modelli di frutti, antichi e non, provenienti da tutte le parti del mondo grazie alla collaborazione di vivaisti e facoltà di botanica.
Il secondo progetto è fare vivere i dipinti delle nature morte attraverso riproduzioni tridimensionali e filologiche creando veri quadri tridimensionali come realizzato con successo riproducendo la “Canestra” del Caravaggio, che è stata esposta al Museo di Arte Moderna di Milano, scoprendo forma, luci, posizione della canestra reale dipinta dal grande maestro.

Per maggiori informazioni visitate il sito http://www.palazzospinola.it/

mercoledì 30 novembre 2011

Itinerario guidato con rievocazione della bottega del sarto

Sabato 3 dicembre, alle ore 15.30, appuntamento nel Museo Diocesano di Genova per un itinerario guidato con animazioni teatrali, che condurrà alla scoperta – o ancor meglio ri-scoperta – della ricchezza tradizionale racchiusa nelle tante botteghe, antiche e moderne, che ancora resistono nella città vecchia.

Dal Museo Diocesano, in cui si potranno ammirare i preziosissimi “Blu di Genova”, grandi teli dipinti considerati antenati del nostro “blu jeans”, si proseguirà di tappa in tappa verso la variegata e ricca realtà del Sestiere della Maddalena, apprezzando  come il nuovo – rappresentato dalle odierne realtà commerciali – si intrecci con l’antico, sia esso un locale voltato e colonnato, un pregiato mezzaro, invitanti confetti d’autore, antichi macelli marmorei, tradizionali statuine di presepe o ceramiche d’altri tempi.

Al termine del tour, nella poco conosciuta piazza della Cernaia, i visitatori accederanno alla riproposizione della bottega di un sarto medievale, ricreata in omaggio all’antica vocazione artigianale di via della Maddalena, un tempo denominata infatti “via dei Sarti”. Nei locali messi a disposizione dal Patto per lo sviluppo della Maddalena, si potrà così incontrare un sarto e mercante genovese del Quattrocento che ci narrerà una sua grande intuizione: il commercio di un particolare tessuto blu, molto resistente e apprezzato…

L’iniziativa vuole inserirsi nel ben più ampio sforzo di riappropriazione della città antica iniziato alcuni anni fa e quotidianamente condotto dal Patto per lo Sviluppo della Maddalena.

Sebbene concepita come tappa dell’itinerario, la Bottega del Sarto sarà comunque aperta gratuitamente alla collettività e visitabile durante il pomeriggio, dalle 15,00 alle 18,00.

A cura di Arti&Mestieri, Ianua temporis, Patto per lo sviluppo della Maddalena.
I
nfo e prenotazioni per il tour guidato:
Biglietteria del Museo Diocesano, via T Reggio 20r a Genova.
Tel. 0102541250,
e-mail info@museodiocesanogenova.it.
Il tour ha un costo di € 10,00 a partecipante.
La Bottega, in piazza della Cernaia, è invece aperta e gratuita dalle 15,00 alle 18,00.

Mostra fotografica "La Vela e i Volontari del Sorriso"

Giovedì 1 dicembre alle ore 17.00 al Museo Teatro della Commenda di Prè si svolgerà la tavola rotonda “La scuola incontra il mare”, organizzata dall’Associazione C.I.V Centro Velico Interforze  in collaborazione con l’Istituzione  MuMa e la cooperativa  Sol.co Liguria sul tema dell’andar per vela come strumento didattico.
A seguire l’inaugurazione della mostra fotografica itinerante “La Vela e i Volontari del Sorriso”, reportage di 16 foto per documentare l’attività svolta nell’arco di 20 anni sul territorio genovese dal Centro Velico Interforze, che sostiene progetti educativi e formativi per persone disabili, dando con la navigazione sportiva un aiuto prezioso.
Alla tavola rotonda parteciperanno: Maria Paola Profumo Presidente Mu.MA., Roberta Papi Assessore Comunale ai servizi sociali e  politiche della cooperazione internazionale, Mauro Passalacqua  ex Segretario regionale SPI CGIL, Enrico Piemontese Psicologo e  Docente di Scienze Motorie al Liceo Classico Colombo e Manlio Comotto Segretario C.I.V.  Centro Velico Interforze.
Il progetto fotografico, esposto in precedenza al Galata Museo del Mare e nelle delegazioni del Ponente è visibile alla Commenda di Prè fino all’11 dicembre. Realizzato dal Circolo Culturale Arci Il Forte  per il “Centro Velico Interforze”, ha lo scopo di  reclutare nuovi soci volontari e di utilizzare il materiale fotografico per iniziative rivolte alla raccolta di  fondi.
I soci volontari mettono a loro disposizione competenza e tempo libero, offrendo così un appoggio insostituibile sia a terra che in mare, a persone con problemi fisici,  sensoriali, intellettivi ed ipovedenti.  In particolare per il reportage fotografico sul volontariato si sono attivati  Sandra Argurio e   Sebastiano Calabrò.   
  
La sezione fotografica del Circolo Culturale ARCI – IL FORTE nasce a Genova nel 1989 con lo scopo di diffondere e condividere la conoscenza della fotografia come linguaggio, processo creativo, mezzo di comunicazione visiva.
Per informazioni Associazione Culturale IL FORTE - tel. 010/3993652 mail: informazioni@fotoclubilforte.it.

Ingresso gratuito alla Mostra nel Museoteatro della Commenda di Pré.
Orario da martedì a venerdì 10.00 – 17.00, sabato, domenica e festivi 10 -19.
La Mostra  sarà visibile fino all’ 11 dicembre 2011

Per informazioni al pubblico tel. 010 2514760, infocommenda@muma.genova.it

venerdì 18 novembre 2011

“Io Sonno” Mostra personale di Leonard Sherifi

Presso il Museoteatro della Commenda di Prè di Genova.
Da Venerdì 18 novembre a domenica 27 novembre 2011, mostra di pittura “Io sonno” di Leonard Sherifi, apprezzato artista albanese. Trenta opere affascinanti su moto parking e scorci della città, in collaborazione con Mu.MA e Consorzio SOL.CO Liguria.
Leonard Sherifi è un ragazzo di 27 anni, nato a Berat in Albania che  vive e lavora a Genova;  ha negli occhi le visioni metropolitane da dipingere. I suoi quadri fermano l’attimo, quasi novello impressionista, irripetibile nel momento in cui lo sguardo sveglia gli oggetti e li considera in quanto tali. La tecnica precisa ed il tratto sicuro sono propri della mano felice di Sherifi, il resto è visione. Accattivanti strombature di interni e tagli inconsueti di palazzi d’epoca; asfalti e palazzi moderni della city, ed oggi i moto parking. Nella personale sono proprio i moto parking a colpire l’ attenzione del pittore: grovigli di sellini, specchietti e scudi tutti più o meno ordinati, tutti fermi in attesa di considerazione.

In punta di pennello. Corso teorico e pratico di miniatura dal 26 novembre 2011

Giungono alla loro seconda edizione i “corsi di arte antica” del Museo Diocesano di Genova, che da quest’anno presentano una grande novità: il corso di Miniatura, che si svolgerà dal 26 novembre 2011 a maggio 2012.
Scopo dei corsi è non solo imparare a riprodurre delle immagini del passato, ma anche immergersi nella atmosfere del tempo, imparando a ripetere gli stessi procedimenti che, centinaia di anni fa, portavano alla produzione delle grandi opere d’arte, utilizzando per quanto possibile i medesimi materiali.
Nel corso di miniatura, perciò, gli allievi si applicheranno con penne d'oca, calami e pelle di pecora a ricopiare, come gli antichi amanuensi, una pagina di un codice quattrocentesco conservato nel Museo Diocesano di Genova, partendo dalla semplice riproposizione del capolettera, fino alla più complessa decorazione vegetale all'intorno, policroma e dorata. Insegnante dei corsi è l'apprezzatissima Maestra d'Arte Francesca Cristini, rinomata acquarellista che coltiva ormai da più di dieci anni la passione per l'arte del passato.
Il corso di miniatura è suddiviso in due moduli a crescente grado di difficoltà: Miniatura I (suddiviso, solo per quest’anno, in “avviamento” e “specializzazione”) e Miniatura II. Frequentando sia Miniatura I e Miniatura II, sia lo stage di Calligrafia, sarà possibile produrre una pagina miniata completa in tutte le sue parti.
Vi saranno inoltre approfondimenti teorici  e la possibilità di partecipare a visite guidate nel centro storico genovese alla scoperta di opere e luoghi collegati alle antiche tecniche trattate.
I corsi sono a cura di Arti & Mestieri e Ianua temporis. È previsto il pagamento di una quota e l’accesso a numero chiuso.
Per informazioni e iscrizioni contattare la biglietteria del Museo Diocesano al tel. 010.2541250 oppure l’indirizzo e-mail info@museodiocesanogenova.it

sabato 12 novembre 2011

Un mondo di giocattoli

 Al Castello D'Albertis Museo delle Culture dei Popoli, dal 6 novembre 2011 all'8 gennaio 2012.
La mostra "Un mondo di giocattoli", curata da Roberto Papetti giocattolaio di Ravenna, espone giocattoli costruiti dai bambini e dagli adulti di tutto il mondo con le proprie mani e secondo spirito ludico. Nasce 20 anni fa come cantiere per la costruzione del giocattolo ecologico, raccolta e sistemazione dei manufatti in uno spazio museale da parte di bambini e adulti, quindi ricerca e valorizzazione di reperti provenienti da tutto il mondo.

Per maggiori informazioni visitate il sito http://www.museidigenova.it/spip.php?article744

giovedì 10 novembre 2011

Inaugurazione al Galata Museo del Mare del Mem Memorie e Migrazioni.

Il terzo piano del Galata Museo del Mare di Genova dedicato all'emigrazione italiana e all'immigrazione straniera .
A partire dal 18 novembre, allestimento permanente


A partire da venerdì 18 novembre il terzo piano del Galata Museo del Mare di Genova è interamente destinato a raccontare l’emigrazione italiana via mare e l’immigrazione straniera, fenomeno che da almeno quarant’anni riguarda l’Italia. Dopo la prima parte - la mostra “La Merica!” inaugurata nel 2008 con grande successo di pubblico e critica e dedicata ai viaggi dell'emigrazione italiana negli Stati Uniti – il Galata prosegue il grande viaggio presentando un’ esposizione permanente e dinamica che racconta in 1200 metri quadrati ed oltre 40 postazioni multimediali, molte delle quali interattive, come le migrazioni hanno segnato e segnino la società italiana. Nel passato attraverso un esodo "biblico" che ha riguardato circa 29 milioni di italiani, dei quali sono un terzo è poi tornato nella patria d'origine, mentre gli altri hanno dato vita alle altreitalie che, oggi complessivamente contano circa una cinquantina di milioni di discendenti italiani.
   
L’allestimento che, a partire dal mondo contadino italiano del XIX secolo - il grande serbatoio dell'emigrazione - passa per la ricostruzione della Genova ottocentesca e i suoi vicoli che accolsero (e sfruttarono) l'emigrazione, la ricostruzione del piroscafo 'Città di Torino' che nella sua lunga carriera trasportò centinaia di migliaia di quelli che gli americani definivano ironicamente steeragepassengers (passeggeri di stiva) e le ricostruzioni ambientali che ricordano le destinazioni molto diverse degli italiani: quelle urbane, come la Boca, il coloratissimo quartiere di Buenos Aires ma anche quelle rurali, a volte perse nella foresta, come in Brasile, per terminare in quella più nota, Ellis Island. Al termine di questo percorso, un Archivio della Memoria, strutturato come una stanza piena di cassetti, ai quali corrispondono i nomi di venti storie di emigranti ”tipo”: uomini e donne che partirono per le Americhe e fecero o non fecero fortuna. Storie da riscoprire attraverso un “passaporto interattivo” che permette di identificarsi con ciascuno di loro.
L'ultima sezione, per la prima volta in una sede culturale istituzionale permanente, è dedicata all’ immigrazione in Italia, ricordando un fenomeno che nasce negli anni '70 del XX secolo e quindi si afferma e si stabilizza, facendo passare, solo nell'ultimo decennio la presenza straniera "regolare" dal 3 al 7%.
Proseguendo l’attenzione dedicata alle tematiche degli immigrati e alla loro integrazione in Italia, già ampiamente affrontata dal Mu.Ma in questi anni con mostre e dibattiti, nel nuovo allestimento foto d'epoca e gli articoli aiutano a ricordare la storia dell'immigrazione in Italia, mentre molta attenzione viene dedicata ai "viaggi" con cui si cerca - oggi - di raggiungere il nostro Paese.
  Viaggi drammatici, come rappresenta la sezione dedicata ai "barconi, una tragedia umanitaria che solo nel 2011 pare aver provocato oltre 1200 morti e una decina di migliaia negli ultimi 15 anni. E' una sezione molto impressionante, costituita da un "barcone" usato per l’attraversata del Canale di Sicilia, e dalle testimonianze fotografiche e filmate dei soccorsi in mare, degli sbarchi e anche dei naufragi, come il video originale delle operazioni di soccorso in piena notte di tempesta a un barcone incagliatosi sugli scogli di Lampedusa, grazie alla collaborazione con la redazione del Tg1.

Ma il padiglione destinato all'immigrazione, ricorda che il fenomeno non è solo legato all'emergenza ma anche fortemente legato al mondo del lavoro e della scuola, dei quali gli stranieri oggi sono una componente non solo rilevante, ma addirittura indispensabile. Il visitatore, attraverso oggetti, testimonianze e postazioni multimediali, può constatare quanto siano cambiate le due componenti: la prima segnata da lavoro nero, caporalato, abusivismo, ma anche fortemente dinamica e con esperienze significative di imprenditoria; la seconda, quella della scuola, denota come con l’arrivo dei bambini e dei ragazzi delle diverse nazionalità si possa parlare di una classe di “nuovi italiani”.

Il viaggio nel mondo dell'immigrazione prosegue con i legami con il mondo di origine: una sezione sugli oggetti che le diverse culture portano con sè in Italia e una sezione sulla cucina, da sempre per le diverse culture, uno dei tramiti per restare in contatto con la propria cultura. Quindi da una parte, imparare a riconoscere gli oggetti degli altri e dall'altra riconoscere la cucina altra, certi che la conoscenza e la curiosità sono molle potenti per scacciare il pregiudizio.
   
L'ultima sezione, infine, è destinata alla riflessione: il Visitatore viene chiamato a sedersi in stazione interattive e a rispondere personalmente a una serie di domande a riguardo della presenza straniera in Italia. Al termine potrà confrontare le sue risposte con quelle vere (rigorosamente desunte dai dati ufficiali, come ISTAT e ministeri preposti) e vedere quanto la sua idea sugli stranieri è più o meno vicina alla realtà.

Nel 2008, il Mu.MA - Istituzione del Comune di Genova - apriva la mostra "La Merica!" dedicata ai viaggi dell'emigrazione italiana negli Stati Uniti. Grazie a una particolare formula che univa contenuti scientifici, scenografia e multimedialità, coinvolgendo i visitatori, la mostra ha avuto molto successo, venendo visitata, in tre anni da oltre 500.000 persone. L’intero allestimento è curato dallo staff scientifico del Mu.MA - Istituzione Musei del Mare e della Navigazione e realizzato in collaborazione con la Regione Liguria e l’Associazione Promotori Musei del Mare e grazie al sostegno della Compagnia di San Paolo.

“La nostra non vuole essere un’enciclopedia dell’emigrazione - commenta Pierangelo Campodonico, Curatore e Direttore del MuMa e del Galata -. Anche questa volta per raccontare il fenomeno, a volte drammatico dei viaggi per mare e per terra, in particolare quello delle migrazioni, abbiamo scelto un punto di vista personale, cercando cioè d’ immedesimarci in chi per necessità si è trovato e si trova ancora oggi a doverlo affrontare. Il visitatore ha la possibilità di ascoltare, attraverso le voci e gli attori di diverse nazionalità, le testimonianze dei migranti, sia quelle italiane della grande migrazione ottocentesca, sia quelle straniere dei giorni nostri. Il nostro è un invito a “metterci nella pelle dell’emigrante”, nella consapevolezza che solo attraverso l’esperienza diretta si passa da “numeri” a “persone”. Un conto è sentire che “i nostri padri ne hanno passate tante” o che “un barcone con a bordo centinaia di uomini, donne e bambini è affondato a largo di Lampedusa”; diverso è diventare quell’emigrante, vivere la partenza, il viaggio e l’arrivo per poi chiedersi che vita ha fatto, se gli è andata bene oppure – come è accaduto a tanti – ha concluso con una ennesima sconfitta un percorso di sacrifici, scommesse e amarezze. Nell’ ultima sezione vogliamo trasmettere al visitatore un messaggio positivo, che ricorda come il fenomeno dell’immigrazione non è solo legato all’emergenza ma anche al mondo del lavoro, della scuola e della vita quotidiana, realtà della quale gli stranieri oggi sono una componente molto importante. E infine, il percorso è chiuso da un momento individuale di riflessione: grazie a un totem interattivo, il visitatore risponderà a dieci domande sulla migrazione per verificare con numeri e statistiche, al di là dei luoghi comuni, la realtà di questo fenomeno nell’Italia contemporanea”.
   
"Di solito un museo viene pensato come luogo della 'conservazione' della memoria - commenta Maria Paola Profumo Presidente del Mu.Ma -, noi abbiamo voluto parlare del passato - l'emigrazione - anche per meglio affrontare il presente e il futuro - immigrazione, nuovi italiani, nuovi genovesi - seguendo la nostra mission principale di collegare la conoscenza alla responsabilità sociale. Così al Galata il MEM diventa luogo di 'racconto immedesimazione riflessione' mentre la Commenda è luogo 'd'incontro' tra genovesi e nuovi genovesi. Per la realizzazione del MEM, nel corso di questi ultimi anni, abbiamo sviluppato numerose collaborazioni con diverse realtà locali, nazionali ed internazionali. Un ringraziamento particolare alla Regione Liguria e alla Compagnia di San Paolo che hanno sostenuto il nostro progetto. "
"La peculiarità e il valore aggiunto di questo allestimento permanente - fa sapere Giovanni Enrico Vesco, Assessore Politiche dell’Emigrazione/Immigrazione Regione Liguria - un vero e proprio Museo del Migrante, stanno nella capacità di fondere assieme l'esperienza degli italiani all'estero e quella degli stranieri in Italia, presentandole essenzialmente per ciò che sono: due facce della stessa medaglia. La scelta caratterizzane di mettere a disposizione strumenti multimediali e interattivi costituisce inoltre un ulteriore pregio che rafforza l'empatia e il processo di identificazione tra il visitatore e il migrante. Sono orgoglioso del lungo lavoro fatto affinché la Liguria possa ospitare nel suo capoluogo una struttura così importante, un luogo capace di fare da ponte tra il passato e il presente, tra Ellis Island, la Boca e Genova, capace di tracciare un parallelo tra i nostri nonni, salpati "senza una palanca" in cerca di una nuova vita, e i nostri nuovi vicini di casa, che troppo spesso vengono guardati con diffidenza. Spero sinceramente che questo Museo venga visitato da moltissimi cittadini e in particolare diventi una meta fissa per studenti e insegnanti. Perché la conoscenza è la base fondamentale per il rispetto reciproco e per l'integrazione, elementi di cui la nostra società ha sempre più bisogno".


"Il padiglione  Memorie e Migrazioni del Museo del Mare – commenta Angelo Benessia Presidente Compagnia di San Paolo - costituisce un tassello fondamentale nella ricostruzione delle rotte dell'interscambio fra i popoli, con le loro sofferenze e le loro attese di vita migliore all'insegna dell'integrazione e della fraternità. La Compagnia di San Paolo, che si riconosce in questi valori,  con il sostegno alla nuova realizzazione mantiene i saldi legami  con il territorio".
“L'Associazione Promotori – commenta il Presidente Giovanni Paolo Risso - nasce a Genova nel maggio 1996 e da oltre 15 anni raccoglie aziende dello shipping interessate a promuovere il patrimonio culturale marittimo genovese. La valorizzazione di questo capitale avviene attraverso quello che è diventato il più importante museo marittimo del Mediterraneo: il Galata Museo del Mare di Genova. In questo senso il nostro contributo all’inaugurazione di oggi, rappresenta un importante segnale di continuità, in linea con la mission dell'Associazione, che fa della cultura il mezzo principale di aggregazione e confronto fra i membri partner.

“La nostra azienda - commenta Giuseppe Costa Presidente di Costa Edutainment spa - contribuisce da sempre attivamente alla valorizzazione e promozione del patrimonio, delle iniziative e delle reti culturali del territorio su cui opera in un’ ottica vincente di collaborazione tra pubblico e privato. Il nostro Gruppo si propone come punto di riferimento affidabile per le istituzioni pubbliche, proprietarie delle grandi strutture da noi gestite.”   

Servizi Educativi del Mu.MA con il comitato per le Celebrazioni dei 150 Anni dell’Unità d’Italia, che ha visto la realizzazione a Torino di laboratori centrati sul tema Emigrazione/Immigrazione, sono in programma al Galata, in collaborazione con la Cooperativa Solidarietà e Lavoro, laboratori e momenti di riflessioni dedicati alle scuole: il loro focus centrale sarà il barcone giunto da Lampedusa, “gemello” di quello in esposizione e dedicato specificamente alla Didattica.

Il Galata Museo del Mare, di proprietà del Comune di Genova, è amministrato e curato nella direzione strategica, scientifica, culturale e artistica dal Mu.Ma – Istituzione Musei del Mare e della Navigazione, ente permanente del Comune costituitosi nel 2005. Nel corso degli anni (dal 2004 a oggi) il Galata ha notevolmente rinnovato e ampliato le sue tematiche, dalla storia marinara di ieri a quella di oggi, dalla Galea al Sommergibile Nazario Sauro alle Migrazioni, diventando punto di riferimento nazionale e internazionale, a livello scientifico e di pubblico. La gestione è di Costa Edutainment spa, azienda costituita nel 1997 per iniziativa imprenditoriale della famiglia Costa, ed oggi leader in Italia con circa 5 milioni di visitatori all’anno. In associazione con Costa Edutainment, il Consorzio di Cooperative Sociali Progetto Liguria Lavoro garantisce un alto livello qualitativo nella sorveglianza e negli altri servizi aggiuntivi. A sostegno di eventi ed allestimenti anche l’Associazione Promotori Musei del Mare, nata con lo scopo di sostenere a livello finanziario e organizzativo il sistema museale marittimo della città.

La mostra è compresa nel biglietto d’ingresso al Museo negli orari di apertura del Galata Museo del Mare.

MEM: MEMORIA E MIGRAZIONI
Inaugurazione: giovedì 17 dalle ore 16 alle ore 21 con cerimonia ufficiale alle ore 17.30
Durata della mostra: dal 17 novembre allestimento permanente
La mostra è compresa nel biglietto d’ingresso al Museo negli orari di apertura del Galata Museo del Mare:
Da Novembre a Febbraio:
martedì – venerdì 10.00 – 18.00 ultimo ingresso 17,00) sabato, domenica e festivi 10.00 – 19.30 (ultimo ingresso 18.00)
Da Marzo a Ottobre:
martedì – domenica 10.00 – 19.30 (ultimo ingresso 18.00)
Da novembre a febbraio lunedì chiuso per individuali ma aperto per scuole e gruppi.
Recapiti per informazioni al pubblico: 0102345655;
info@galatamuseodelmare.it

MeM – Memorie e Migrazioni. Descrizione del Percorso

Introduzione
Il percorso inizia dalla ricostruzione ideale di una casa contadina di metà Ottocento: su un tavolo si aprono le ‘’lettere di chiamata’’, le missive che i parenti già all’estero, inviavano ai familiari perché’ li raggiungessero. Queste lettere, con le fotografie dei famigliari, con le immagini dei “nuovi mondi”, con i dollari e i biglietti di viaggio prepagati, si aprono virtualmente e attori appaiono a magnificare le sorti nella Merica o comunque, la fuga dalla fame.

Il Visitatore - migrante viene invitato a ritirare il suo passaporto e il suo biglietto di viaggio

Sala 1
Genova e i suoi vicoli è la porta di partenza
Lo scopo di questo ‘viaggio’ che inizia proprio dalla stazione Principe, punto di raccolta dei migranti è quello di far vivere al visitatore il percorso migratorio di 29 milioni di italiani dalla fine del 1800 ai primi del 1900.
Per fare questo, si è ricostruito un pezzo di centro storico, con facciate dipinte e vicoli stretti, con le sue botteghe e con i suoi (virtuali) abitanti che si affacciano e interloquiscono con il visitatore-emigrante, a volte prendendolo in giro, a volte informandolo di novità come l’affondamento del “Sirio” o l’apertura di Ellis Island.
Il nostro emigrante, lo immaginiamo con la sua famiglia, con i suoi bagagli fatti di fagotti e speranze, entra nella Genova ottocentesca, in mezzo ai ‘’carrugi’’. Il centro storico, per lunghi decenni tra Otto e Novecento, fu un teatro dove si agitava un’antica commedia: il viaggiatore, l’emigrante, come l’ospite inopportuno, ma che non si perde occasione per dileggiare ma anche per sfruttarlo, come facevano gli albergatori, i medici, i sensali di ogni tipo di traffico.
La storia degli emigranti passa anche attraverso i vettori che fornivano loro i biglietti per imbarcarsi, uno dei maggiori tra i genovesi furono i Fratelli Lavarello che, con la loro flotta, movimentarono molti emigranti in America Latina. Lungo il percorso dall’albergo dove gli emigranti trovavano riparo in attesa dell’imbarco, un albergatore si rivolge al Visitatore testimoniando l’accoglienza riservata. Le vetrine delle botteghe storiche, mostrano raccolte di originali attinenti a temi particolari, quali captain’s paints, l’agenzia di viaggi transatlantici e lo scagno dell’armatore. Immagini di emigranti che lasciano il porto concludono la prima sezione.

Sala 2
La Stazione Marittima
Il percorso migratorio prosegue con la stazione marittima. L’attesa è finita. Il piroscafo all’ancora chiama i passeggeri e gli emigranti entrano nella stazione marittima: verifica (disinfezione) dei bagagli, verifica dei passaporti, timbratura dei biglietti. Oltre le finestre, incombe la fiancata della nave, il “Città di Torino”. Il Visitatore presentandosi al doganiere, altra postazione multimediale, con il passaporto che gli è stato consegnato all’inizio della mostra, viene informato sul suo nome e sulla sua età: sarà uno dei venti emigranti italiani, realmente vissuti, dei quali è stata ricostruita la storia. Storie comuni e storie di successo come quella di Rodolfo Guglielmi poi noto come Rodolfo Valentino, che partì povero da Genova e trovò fama in America’’.

Sala 3
L’imbarco. La partenza
Nelle “storie” dell’emigrazione, dove la “grande storia” è in realtà la ricomposizione dell’affresco collettivo di migliaia di storie individuali e famigliari, uno dei topos è rappresentato dal momento dell’imbarco, con l’impatto delle condizioni a bordo, la disciplina e l’organizzazione che vi regna: La ricostruzione scenografica del molo che fronteggia la murata del bastimento, scalandroni e passerelle permettono di accedere a bordo della nave, immergendo il visitatore nel “momento della partenza”, quando i vincoli si sciolgono.

Sala 4
La vita a bordo
Dalle finestre della Stazione Marittima si vede il piroscafo ‘’Citta’ di Torino’’, e i visitatori si ‘’imbarcano’’ passando attraverso una passerella di legno. La ricostruzione dell’interno dell’imbarcazione e’ suggestiva: da un camerone con le cuccette riservate agli uomini, si passa alla seconda classe, fornita di cabine a quattro letti e, ancora, all’infermeria e alla cabina del commissario di emigrazione che sorvegliava i passeggeri. Non mancano una cella dove venivano imprigionati i passeggeri piu’ violenti ne’ il refettorio dove si consumavano i pasti e la sezione femminile con i letti un po’ piu’ grandi per le mamme che avevano con se’ i bambini.La visita a bordo, è raccontata attraverso dialoghi, monologhi, racconti, desunti dalle lettere e dagli scritti degli emigranti, ma anche dei capitani e degli ufficiali, come i Commissari dell’Emigrazione e i medici di bordo, che hanno così modo, per “brevi frasi” di raccontare il mondo e la vita a bordo.
Il viaggio nelle viscere della nave da emigrante finisce con lo sbarco nelle tre destinazioni principali dell’emigrazione italiana: l’Argentina degli anni tra il 1860 r il 1880, il Brasile tra il 1880 e il 1892 e gli Stati Uniti con Ellis Island dal 1992 in poi.

Sala 5
Argentina
Il primo approdo è La Boca, fuori Buenos Aires e’ anche il quartiere dove si insediarono i liguri nella prima meta’ dell’Ottocento. E La Boca e’ rappresentata con i suoi colori vivaci perché’ le costruzioni, realizzate dai liguri in legno, furono dipinte con la stessa pittura che usavano per le loro navi e le loro barche.
Dentro le case de La Boca, altre suggestioni: emigranti che scrivono lettere a casa, raccontando le difficoltà dell’arrivo, mentre sullo sfondo scorrono le immagini dell’Argentina dell’epoca. Ma Buenos Aires significa musica, certamente tango e milonga, ma anche altro: ed è il Conservatorio Paganini di Genova che ha selezionato e digitalizzato i brani che rappresentano un ponte tra l’Italia e Argentina. Un antico grammofono permette di posizionare dischi a 78 giri che, magicamente, suonano rimandando le note e i suoni di culture diverse che si mescolano insieme. Dalle note argentine il Visitatore viene accompagnato alla prossima destinazione: il Brasile.

Sala 6
Brasile
Pochi conoscono come i discendenti italiani viventi oggi in Brasile siano oltre 20 milioni. Quest’emigrazione, meno conosciuta di quella statunitense e argentina, si impose tra gli anni ’70 e ’80 dell’Ottocento grazie alle forme di emigrazione assistita da parte dello stato federale di San Paolo che, attraverso l’immigrazione – in particolare quella italiana – intendeva risolvere il problema rappresentato dalla defezione degli schiavi afro-brasiliani a seguito dell’abolizione dello schiavismo.
Gli italiani, giunti in massa, al completo con le loro famiglie, furono avviati al difficile lavoro dei caffezais, dove conobbero forme molto dure di sfruttamento. Con il tempo, molti si emanciparono dalle nuove schiavitù dei fazendeiros e si iscrissero ai “nuclei colonial” con i quali si intendeva porre reddito larghe estensioni di macchia e di bosco non coltivati. Una parte di questi coloni, successivamente, passò in città (e in particolare a San Paolo) dove contribuirono fortemente alla industrializzazione e alla nascita della metropoli.
La ricostruzione brasiliana intende mettere in luce le diverse relazioni tra le forme di emigrazione: quella presso le “fazende”, quella nei nuclei coloniali e, infine, quella urbana e industriale. Il Visitatore incontra una capanna in legno, quali erano quelle presenti nei caffezais, con il suo contesto, fatto di bosco e di grandi piante di caffè. Entro la capanna sono ospitati alcuni elementi multimediali che raccontano il far west brasiliano, in una vita di vacheros e contadini impegnati in una dura attività di colonizzazione.

Sala 7
Ellis Island
Dalle grandi finestre si vedono sullo sfondo New York e i grandi transatlantici italiani che per decenni portarono gli emigranti: il Duilio, il Rex. Ma il Visitatore è ingabbiato nelle sbarre bianche che dirigevano il flusso dei migranti, avviati al controllo sanitario e psicologico. Tra le piastrelle appaiono i volti di altri emigranti, un caleidoscopio di etnie e di popoli, a memoria che Ellis Island, “l’isola delle lacrime” appartiene a tutto il mondo, e non solo agli italiani.
Grazie alla collaborazione con l’Ellis Island Immigration Museum, è stato possibile ricostruire i test psicologici e attitudinali che venivano fatti ai migranti: il puzzle, il “Cubo di Knox” e persino le prove di lettura, in italiano e in inglese, dedotte dagli stampati originali. Il Visitatore emigrante presenta il passaporto e viene sottoposto al test. In ultimo due arcigni ufficiali dell’Immigration Service ti sottopongono all’ultima, insidiosa, intervista, quella da cui si decide la tua ammissione o il rigetto, e perciò la condanna a tornare a casa, fine del sogno americano.
L’emigrazione italiana, almeno la sua fase più eclatante, quella che Ercole Sori aveva chiamato la “grande migrazione” è finita. Con la prima guerra mondiale i flussi si interrompono e riprenderanno a tratti dopo i due conflitti mondiali. Ma è il momento adatto per la “memoria migrante”. Adesso è possibile, tra i cercare quello dedicato al nostro emigrante, il nostro “alias” del passaporto. E’ possibile leggere la sua storia, le avventure, i successi e anche il fallimento. Una particolarità: due di questi emigranti sono ancora vivi, a segnare che questa storia si è estende fino al presente.
Ma non si ci limita a qualche storia. Grazie alla collaborazione con il Cisei, il Centro Internazionale di Studi sull’Emigrazione Italiana di Genova, una postazione di ricerca informatica permette di scandagliare un archivio di due milioni e mezzo di nomi: i partenti per l’estero, dove trovare lo zio d’America, l’anno e la nave con cui partì.

Sala 8
Immigrazione attraverso le immagini di Uliano Lucas
L’immigrazione straniera risale ad almeno quaranta anni fa. In forme sporadiche, lavoratori di altri paesi, in particolare dell’Africa, del Maghreb ma anche asiatici iniziarono a giungere in Italia e a occupare “nicchie” particolari.
I pescatori tunisini imbarcati sui pescherecci italiani a Mazara del Vallo, i venditori di tappeti marocchini in Sicilia, i venditori senegalesi nelle città del Nord e del Sud. Tra i primi a registrare una presenza silenziosa ma effettiva, il fotografo Uliano Lucas.
La prima stazione del percorso “Immigrazione” è quindi dedicata alla sua produzione. Le immagini, in bianco e nero, in formati verticali e orizzontali vengono proiettate su uno schermo, contestualmente a testi ricavati dalla stampa dell’epoca o dalle pubblicazioni degli stessi anni.

Cartoline di Viaggio
La sezione successiva è intitolata “Cartoline di viaggio” e gioca con il gusto esotico di noi occidentali. Si sceglie una grande e colorata cartolina da un raccoglitore, la si posa sul tavolo e subito parte una proiezione. Da quel paese, sia il Senegal, il Niger o l’Afghanistan, qualcuno è partito e ci racconta un viaggio verso l’Occidente. E’ il “grande viaggio”, quello in cui un migrante si gioca la vita per scappare dalla guerra o dalla fame. La mappa aiuta a vedere la lunghezza esasperante dei percorsi, le parole – a volte in un italiano incerto – raccontano di tormenti e sfruttamento. E non tutti i viaggi finiscono bene.

Il barcone
Uno dei momenti più significativi dell’esposizione: il “barcone” di Lampedusa che, barcone poi non è, grande poco più di una piccola barca da pesca ma che è stata una delle prime imbarcazioni cariche di profughi a giungere, sulla spinta della “primavera araba” sulle coste italiana.
L’oggetto, la barca, la dimensione reale delle cose: immagini dei salvataggi in mare e degli arrivi, le voci, le testimonianze raccolte dai giornalisti in questi anni aiutano a descrivere questo drammatico viaggio della speranza . E’ una parte impressionante. Le voci, i rumori, i racconti in prima persona dei migranti: i poveri oggetti raccolti dentro le barche, testimoniano una realtà terribile, a cui ci siamo abituati, perché è lontana dai nostri occhi, perché a volte è fatta di numeri e non di persone.
Ma è questa la realtà dell’immigrazione in Italia? No, questa è solo una parte la più dura, la più crudele. Il percorso prosegue raccontando gli altri aspetti di questa realtà:

Il lavoro
La prossima sezione è intitolata provocatoriamente “Chi ci ruba il lavoro?”: grazie ai filmati RAI e a quelli autoprodotti si ha un’idea della realtà lavorativa dell’immigrazione. I lavoratori immigrati ben raramente competono con quelli italiani. A loro sono rimasti i lavori disagiati, quelli flessibili e usuranti e per di più ( dati INPS) vengono pagati in media il 20% in meno rispetto agli italiani. Il lavoro femminile, in più, ha rappresentato un vero puntello per il welfare state all’italiana: la badante con l’anziano disabile a casa, e la donna italiana a lavorare in ufficio. A fianco scorrono immagini belle e colorate: sono gli scatti del “Team Donna Fotografa” di Giuliana Traverso. Riprendono una Genova familiare con un tocco in più: uomini e donne con tratti somatici diversi dai nostri eppure a loro agio, come la ragazza africana che vende la focaccia. Genova cambia, e forse cambia più velocemente di quanto ci accorgiamo.

La scuola
Altra realtà: la scuola. Il museo non perde occasione per giocare e stupire il visitatore: qui si diventa gli insegnati (diciamo supplenti) di una “classetta” colorata e composta, è possibile fare l’appello e chiamare uno dei ragazzi che, diligentemente, si alza e legge il suo tema, preparato con cura a casa. La propria storia, sentirsi diversi e uguali dai propri compagni. Avere tante aspirazioni e tanta voglia – proprio come gli italiani di nascita e di sangue – ma anche difficoltà: in casa, a scuola, per strada. Come insegna la storia della Francia, il problema dell’integrazione non è tanto quello della prima, quanto quello della seconda generazione.

La cucina
Il viaggio prosegue in compagnia di questi migranti ormai familiari. Ed ecco una grande colorata vetrina, piena di oggetti originali scelti dal Museo in base alle indicazioni dei migranti stessi intervistati. Sono i “ponti” tra culture e mondi diversi, quelli che ti permettono di restare te stesso anche a migliaia di chilometri di distanza. Il viaggio finisce in cucina: Chef Kumalè – alias Vittorio Castellani, giornalista “gastronomade” introduce i Visitatori alle cucine migranti e con l’aiuto di quattro cuochi di diverse nazionalità illustra la preparazioni di piatti importanti, di gusti che con tutta probabilità influenzano e cambiano le abitudini alimentari.

Le nicchie della riflessione
Il Visitatore è giunto alla fine del percorso. Ancora una volta prevale l’impostazione personale che i curatori del Museo hanno voluto dare. Una serie di nicchie rosse si presentano come i “confessionali” della celebre trasmissione “Grande Fratello”. Dai video appaiono i curatori (virtuali) nella innovativa sezione “Ma diamo i numeri?”. Un po’ quiz, un po’ sondaggio la postazione è un percorso su dieci domande che affrontano molti luoghi comuni. Una sorta di autoesame su quanto è conosciuto sulle migrazioni. A ogni risposta si fornisce quella giusta e un commento. E’ il momento della riflessione, perché il mondo sta cambiando, è cambiato e forse non ce ne siamo ancora accorti.
       
Per maggiori informazioni visitate il sito http://www.galatamuseodelmare.it